Profilo


La ricerca di un’osmosi con gli elementi della natura che ci circondano appaga i sensi e rasserena l’anima. Non sempre, però, nella città tra i palazzi geometricamente anonimi e l’asfalto percorso da rumorose automobili è possibile rilassarsi. In casa le pareti non riescono a proteggere le nostre orecchie dal perforante suono dei clacson o dal rombo delle marmitte, e persino l’aria che si respira non è più pura.
Chi, come me, è nato in una città di mare ha ancora in una parte recondita della memoria il monotono fluire delle onde e, quando spira il maestrale, ha nelle narici l’aspro odore della salsedine trasportata dalle raffiche del vento, e sente sul viso la presenza di minuscole gocce d’acqua, e ode il rombare delle onde mentre s’avvicinano a riva ed esplodono sulla scogliera. Nella mia vita di città queste sono sensazioni riposte nella memoria che io, a volte, tento di ritrovare e di far riaffiorare ponendomi davanti ad un quadro di Oronzo De Matteis. Nella sua originalità l’artista ha deciso, come sostiene lui stesso, di dipingere soltanto le onde del mare, anzi dell’oceano.
La superficie pittorica è occupata esclusivamente da onde gigantesche che nascono, s’innalzano, s’accavallano, s’ingorgano, turbinano, si spezzano, si rincorrono, si dividono, s’increspano, si spaccano, si arricciano, rullano, si placano, rifluiscono. Egli riesce ad imprimere all’immagine in movimento tutta la forza sprigionata dal procedere dell’onda, una potenza che non suscita paura ma ammalia e nello stesso tempo annichilisce e trasporta in una dimensione equorea. L’elemento dominante è l’acqua, non c’è altro se non acqua e persino i gabbiani, unici elementi del mondo animale, sembra siano immersi in questa dimensione, non più abitanti del cielo, ma simboli del ricongiungimento del cielo e del mare, archetipi del caos, del disordine, della libertà da cui ha origine per svariate ed imprevedibili combinazioni ogni forma vitale.
Quella di De Matteis è un’arte lontana da arzigogolii intellettualistici e da ammiccamenti arcadici. Egli non dipinge per imitare o descrivere o interpretare la natura, bensì per esprimere quella forza vitalistica che spinge l’uomo a continuare a sperare, nonostante il grigiore della quotidianità, a cui egli contrappone i colori materici, dalle tonalità cromatiche vive e cangianti, con zone d’ombra e di luce riflessa sulla superficie dell’oceano.
I quadri di De Matteis si possono ammirare ovunque, nelle case, nei negozi e persino negli studi professionali. Non è difficile individuarli, perché nella loro apparente semplicità soddisfano il bisogno dell’uomo di mantenere un contatto con la natura, di lasciarsi “naufragare” nell’oceano dell’essere, di sentirsi parte integrante di esso.

Giorgio Barba



 
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